Inizio subito col dire che le patate dolci, alias BATATE, per me sono state una scoperta meravigliosa!

Non le conoscevo prima di aprire il blog, nemmeno quando vivevo in Canada le avevo mai provate, cosa piuttosto strana perché essendo una persona curiosa e golosa, provo sempre tutto quello che vedo, soprattutto quando sono in posti nuovi.

Quando le ho finalmente assaggiate e quando ho iniziato a documentarmi su questa straordinaria verdura, non è passata una settimana senza che io le inserisca nel mio meal prep!

Uno dei vegetali più importanti per la nostra salute

Ebbene è proprio così! La prestigiosa associazione americana Center of Science in the Public Interest ne ha parlato come uno degli ortaggi più preziosi per la nostra salute.

Sicuramente come tutte le verdure non fa miracoli e si vive tranquillamente anche senza, ma perché privarci di questa possibilità visto che ora sono coltivate anche in Italia?

Le patate dolci sono ricche di vitamine e fibre, non contengono amido e sono adatte anche a chi segue una dieta dimagrante.

Con le patate dolci si posso fare tantissime ricette, dall’antipasto al dolce, ma se state cercando una preparazione semplice, veloce e al contempo perfetta per consumare la batata questo è l’articolo giusto!

La patata dolce al forno, cotta intera, con la buccia, preserva le sue proprietà e può essere consumata calda o anche fredda, semplice o farcita.

Ma andiamo in ordine…

Quali batate acquistare?

Per prima cosa vi consiglio di comperare le patate dolci biologiche, anche perché è un peccato scartare la buccia e per prepararle in questo modo, di comperarle del medesimo peso.

Madre natura di certo non crea i suoi frutti con lo stampino. Le patate dolci possono essere molto diverse tra loro: lunghe, panciute, attorcigliate, ma per questa ricetta e per un’ottimale cottura al forno, ti consiglio quelle panciute o lunghe ma che nel complesso si aggirino sullo stesso peso.

In questo modo la cottura al forno sarà per tutte la medesima.

Lavatele molto bene con l’utilizzo di una spazzola che utilizzerete solo per questo tipo di lavaggi, io ne uso una con le setole naturali e la base in legno che ho trovato in Trentino.

Praticate sempre dei piccoli fori sulla superficie della patata, con i lembi di una forchetta o un coltellino affilato. Questo facilita la cottura ed evita che la buccia esterna si gonfi e che magari esploda all’interno del forno.

Molto importante è anche l’accortezza di usare sempre della carta da forno sulla teglia perché in cottura rilascerà del liquido interno, che tende a seccarsi e che è poi di difficile rimozione.

Naturale o farcita!

Patata dolce al forno. Vegan. Paleo.

Patata dolce al forno. Vegan. Paleo.

La patata dolce accontenta tutti, dai vegani a chi segue la paleo dieta.

Potete consumarla al naturale,basta inciderla per la lunghezza, aprirla in due e aggiungere olio, sale, pepe, prezzemolo o erba cipollina, ma vanno benissimo tutte le spezie che più vi piacciono.

Se volete farcirle potete usare i legumi o cerali se siete vegani o vegetariani, del pollo, o altra carne se siete paleo.

Qui vi metto la versione con i fagioli rossi! Fantastica! Caricherò poi altre ricette paleo.

Per i fagioli basta fare un piccolo soffritto con della cipolla, aggiungere i fagioli lessati, due cucchiai di pomodoro e mezzo bicchiere di acqua. Sale, pepe e fate cuocere giusto il tempo di fare evaporare l’acqua e siete pronti per farcire le patate.

Insomma una cena o un pranzo super veloce che accontenta tutti.

Patata dolce al forno. Vegan. Paleo.

Patata dolce al forno. Vegan.

La patata dolce nel meal prep!

Se anche voi, come me, adorate preparare con anticipo i vostri pasti settimanali vi consiglio la patata dolce.

A differenza della nostre patate tradizionali, se riscaldate, non fanno assolutamente male. Le potete cuocere e conservare al naturale all’interno di un recipiente ermetico per 4/5 giorni, scaldarle o mangiare a temperatura ambiente all’occorrenza.

Ora non mi resta che lasciarvi all’articolo!

Ma a voi come piacciono le patate dolci?

Un grande abbraccio!

 

A cura di Laura Roselli

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